Stefania Hauser



"Buon Viaggio e Felice Ritorno sanno dove andare: hanno la partenza nei cromosomi, e forse anche l’arrivo.
Scalzi, tra i monti, adesso sono un fagotto e tanti chilometri da divorare attraverso malinconia e sete, giorno e notte.
Quando raggiungono Genova, vengono travolti da un mare di emozioni: il porto dei camalli, i semafori, il tram, via vai di colletti inamidati e cravatte. Si guardano intorno e mordono la paura che non fa tornare indietro, perché loro hanno il salvagente dell’ambizione e, sono pronti a scommetterlo, sapranno sopravvivere alle improvvise mareggiate dei rimpianti italiani.
Sono uno il viaggio dell’altro, legati dal sangue e dalla coerenza dei loro nomi: cercano l'America, così s'imbarcano. Il freddo bussa alla porta dei loro denti, è un’ansia che s'insinua tra le gengive, brucia il palato, pietrifica la lingua, asciuga la saliva. E quel fumo che già squarcia il cielo, italiano ancora per poco, e la sirena che accompagna i movimenti di tante braccia attorcigliate dai saluti.
In una stiva d’ambizioni, si sussurrano progetti per rimanere svegli: il mare sarà testimone della loro audacia e cullerà il loro segreto, piegato con cura nella tasca bucata di quei pantaloni troppo corti e dai giorni contati. Le parole schizzano fuori dal foglio impazientemente, leggono e rileggono, ogni lettera è un suono di significati, un mal di mare di pinoli, patate, fagiolini, olio di oliva: il pesto alla genovese In quest’oceano di consonanti e vocali senza sapore, è l’alfabeto che conoscono, la ricchezza fatta di grammi e cucchiai. Una ricetta per cucinare le malignità dei compaesani, condire la povertà della loro famiglia, ubriacare di genovese gli spaghetti degli americani."