Stefania Hauser

"Portinaia della vita che se ne va, di attimi e di “buongiorno mi scusi”, di sorrisi ostentati e gambe imbrogliate dalla circolazione: nozze d’argento e nessun confetto, venticinque anni di servizio e la sveglia alle sei. Balia di cognomi schierati sulla pulsantiera del citofono, lei è stata la camomilla delle notti insonni, la borsa dell’acqua calda per i dolori renali del quarto piano, e ancora il pugno di riso per cene improvvisate, il compasso sdraiato sull’astuccio di velluto blu per la Comunione del pianterreno."

"Gli occhi chiusi e una poltrona, perché i ricordi appesantiscono le gambe: sono bufere di emozioni, terremoti del cuore, tachicardia del pensiero,
mi ricordo come pioveva quando ci siamo sposati, sa?"

"Il corridoio che porta all’ascensore è un cordone ombelicale che giustifica la sua devozione: avanti e indietro, lei fa le parole incrociate con i cognomi dei condòmini, riconosce ogni passo già all’angolo della strada."

"Gambe robuste per cullare i bambini, corte per sgattaiolare da un pettegolezzo all’altro, e piedi piccoli per non disperdere il calore nelle giornate di tedio."